La carne non si spreca

La filiera bovina è considerata un valido esempio di economia circolare compiuta poiché, nonostante la naturale deperibilità del prodotto, è il settore agro-alimentare che presenta i minori sprechi sociali sia in termini di produzione che di consumo.

Nel settore delle carni infatti tutti i prodotti e i sotto-prodotti dell’animale vengono valorizzati, riuscendo così ad ottenere una varietà di possibili utilizzi: si va dall’impiego alimentare a quello farmaceutico, dalla cosmesi fino al settore energetico e agli alimenti per gli animali domestici.

Perchè e dove si genera lo spreco?

L’intera filiera produttiva è caratterizzata da diversi gradi di efficienza. Nella produzione sono praticamente azzerati, poiché nelle fasi di allevamento e di prima trasformazione la carne eventualmente prodotta in eccesso viene conservata grazie a sistemi di surgelazione o di cottura, ottenendo così una percentuale elativamente bassa di perdita.

Dall’altro lato, è agli estremi della filiera (cioè nella produzione agricola primaria e nel consumo domestico), che si registrano le maggiori perdite. La distribuzione è infatti meno elastica nella possibilità di reimpiego del prodotto sia per la deperibilità che per il superamento della data di scadenza.

Ma è il settore domestico la fonte più notevole di spreco, anche se in via di riduzione. Se molte persone buttano ancora la carne scaduta, altri hanno una maggiore consapevolezza etica ed economica. A questo proposito, le ultime ricerche sugli stili di consumo domestico evidenziano una maggiore tendenza sia nel congelare l’alimento prossimo alla scadenza (51 per cento della popolazione) sia nel fare la spesa più frequentemente, andando così a ridurre le scorte di alimenti nella dispensa di casa (49 per cento).