Sicurezza

I controlli più rigidi d’ Europa

In Italia vengono effettuati più controlli sulla carne che in tutta l’Unione europea. Grazie alla capillare presenza del servizio veterinario pubblico, dipendente dal Ministero della salute, che sorveglia tutti gli anelli della filiera, il sistema di sicurezza alimentare sulle carne italiane è, storicamente, tra I più rigidi del continente.

Tutti i passaggi “dal campo alla tavola” sono controllati. Il processo parte dalla certificazione sanitaria oltre ai numerosi controlli effettuati da vari organi ufficiali.

Il settore bovino è stato il primo a dotarsi di un sistema di tracciabilità di ogni singolo capo allevato, che prevede la codifica di ogni allevamento, il rilascio di un “passaporto” per ogni capo, marchi auricolari individuali e un’anagrafe nazionale bovina che contiene tutte queste informazioni. Un sistema completo che assicura dimostrabilità, trasparenza e correttezza delle informazioni di qualità fornite al consumatore tramite l’etichettatura.

Il sistema di tracciabilità consente quindi in qualsiasi momento di ottenere informazioni su data di nascita, luoghi di origine e provenienza dei capi allevati, modalità di allevamento e indicazioni sui lotti di carne immessi sul mercato, assicurando quindi la piena tracciabilità e rintracciabilità delle carni bovine.

No le carni italiane non hanno ormoni (da quarant’anni)

In Italia – come nel resto d’Europa – è vietato da oltre quarant’anni l’uso di ormoni nell’alimentazione animale (negli Stati Uniti è ancora permesso) e l’utilizzo di antibiotici è enormemente diminuito. Una tendenza comune in tutta Europa, come confermato da uno studio congiunto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, dall’Agenzia europea per i medicinali e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Nel rapporto europeo si legge che “il calo significativo nell’impiego di antibiotici negli animali da produzione alimentare indica che le misure assunte a livello nazionale per limitarne l’uso si stanno rivelando efficaci. Tra il 2016 e il 2018 si è quasi dimezzato negli animali da produzione alimentare l’uso di una classe di antibiotici chiamati polimixine, che include la colistina. Si tratta di uno sviluppo positivo in quanto le polimixine sono utilizzate anche negli ospedali per curare i pazienti infettati da batteri resistenti a più farmaci”.

Sempre l’ESVAC certifica che negli ultimi 10 anni il consume di antibiotici nella zootecnia in Europa è calata del 34,6%, mentre in Italia il calo è stato del 42%.